Loss
Stamattina mi sono svegliata con la sensazione di aver perso qualcosa. Non un oggetto, ma una cosa importante, una perdita irreparabile. Sicuramente avrò fatto un brutto sogno, ma ultimamente è una sensazione ricorrente, lo capisco solo ora. Si manifesta con malinconia, intolleranza, stanchezza e dolori sparsi, ma è un unico lutto che non riesco a elaborare. Forse, però, non voglio metabolizzarlo. Voglio sentirlo fino in fondo e scoprire dove mi porterà. Non so neanche se sto percorrendo la strada giusta. Ancora una volta, vista dal di fuori, devo sembrare un’irrisolta, un’incontentabile, per alcuni una persona capricciosa che non sa apprezzare quello che ha. Io, invece, mi sono sempre sentita un’artista nel profondo e so che periodi e sensazioni come queste portano sempre alla creazione di qualcosa di nuovo. Forse, sto semplicemente cambiando pelle per l’ennesima volta, separandomi da un’immagine che ha fatto il suo tempo, per rinascere ancora una volta.
No, non si tratta di una nuova serie TV ambientata nella surreale provincia americana, questa è decisamente realta, realtà umana. Non che mi stupisca di sentire discorsi su come sono cambiati gli uomini, su quanti ancora ce ne siano in circolazione e sul perché quei pochi rimasti non siano disponibili, però ultimamente ho “registrato” alcune considerazioni piuttosto inquietanti da parte di alcune amiche e conoscenti. Sto parlando di donne che lavorano, con rapporti sentimentali stabili, che spesso convivono e non sono omofobiche. I loro compagni sono altrettanto affermati professionalmente, affettuosi, colti e disponibili al dialogo. Insomma, tutto bene, cos’altro si può volere da una relazione? Purtroppo, però, sembra che questi meravigliosi esponenti del sesso maschile a un certo punto vengano colti dalla sindrome della casalinga disperata, una brutta malattia che li induce a fare strani discorsi… 
V-Visitors