Confessioni di una mente ‘paurosa’

2 luglio 2009 @ 03:58 by VicKy

Tutte le parole accumulate nelle ultime 72 ore si scompongono e ricompongono a velocità folle nella mente. Si accoppiano e scoppiano, formando pensieri e frasi sconnesse che singhiozzano come amanti abbandonati. Provo a farle uscire dalla bocca e dalle mani, ma sento la voce di un’altra che dice ciò che pensa e che sente. Una morsa le attanaglia lo stomaco, le strozza la voce, e le lettere suonano sincopate, stonate a volte, frammentate dalla paura.

Chiudimi questa cazzo di bocca con un bacio. Toglimi il respiro fino a farmi morire. Voglio rinascere come campo arato pronto per la semina. Bagna la mia terra con acqua di sorgente, rinfrescami le idee, aiutami a far nascere germogli.

Vomito parole per riuscire a placare lo stomaco, ma resta la nausea di cento sigarette e il corpo provato dopo la tensione e lo sforzo…  Seduta al buio, davanti a un sipario, cerco di accantonare i pensieri perdendomi nei corpi che danzano sinuosi al ritmo di mani e chitarre, ma balzano agli occhi, tra tanti, i movimenti rigidi e legnosi di chi non riesce a sincronizzare il corpo con la mente. Inizio a muovere i fianchi cercando quel movimento che genera vita, ma non ci riesco, le membra stanche e spossate da troppe notti insonni. Mi manca il respiro a furia di reprimere quel grido strozzato rimasto in gola dal giorno in cui ho visto la luce.

E ora tu mi dici che posso, che devo far sentire la mia voce. Mi chiedi di lasciarmi andare, di godere come non ho mai fatto in vita mia, ma io resto paralizzata, schiacciata da una sconfitta annunciata che rende inutile qualsiasi tentativo di ribellione. Stresso la mente per placare il corpo, ma non ho alcuna resistenza, non ho più controllo su ciò che sento, basta una parola, un gesto, uno sguardo e la resa è totale.

Sdraiati accanto a me, accarezzami fino a sfinirmi. Sciogli tutte le mie resistenze e provami che posso fidarmi di te, anche solo per una notte. Regalami un sonno tranquillo, convincimi che non devo avere paura delle tue carezze. Dimmi che non merito solo botte e insulti, asciuga le mie lacrime con la tua bocca e resta sdraiato su di me fino a che il battito del mio cuore non tornerà regolare”.

Chiudimi la bocca, non farmi parlare. Dimmi cosa devo fare e io lo farò, ma per favore, non lasciare la mia mano adesso, muoio di paura.

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Segni del tempo

30 giugno 2009 @ 01:24 by VicKy

Me in Paris - August 2007Ho sempre pensato che il tempo scorresse a diverse velocità, lasciando tracce più o meno evidenti nella nostra vita. C’è chi riesce a fermarlo su corpi plastificati dalla chirurgia estetica, chi anestetizza la propria mente e usa parole che non conosce per costruire frasi vuote che vanno di moda. C’è chi cancella i segni della storia perché non riesce a farci i conti e chi, con un colpo di spugna, annulla tutti gli errori per tornare a commetterli senza rimorsi. E’ un pò l’immagine dominante del nostro paese, quella di un vecchio con rughe stirate, capelli posticci e denti da cantante.

Come ogni donna che non assomiglia a una modella ritoccata con photoshop, osservo i segni del tempo stabilirsi sul mio corpo e le ‘cicatrici’ da battaglia, sulle quali sapevo inventare leggende metropolitane, sono lì a ricordarmi che la carne non è indistruttibile come la volontà. E penso al prossimo amante al quale dovrò mostrarle, sapendo di non potergli regalare quel corpo bianco e vellutato che ancora sopravvive nella mia memoria.

Perché, nonostante la vita sia sovrappopolata di specchi, la nostra immagine interna spesso si sovrappone a quella esterna e ci vediamo belli o brutti a seconda del piede con cui scendiamo dal letto la mattina. Io mi sono sempre piaciuta, prima di guardarmi allo specchio. La mia pelle non ha cicatrici e ogni mattina mi guardo, sperando che quei segni permanenti siano solo il ricordo di un brutto sogno. Niente da fare. Forse dovrò abbassare le luci la prossima volta che mi spoglierò o, forse, incontrerò qualcuno capace di trasformare i segni del tempo in parole d’amore.

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Undermyskin

27 giugno 2009 @ 23:29 by VicKy

Sotto la mia pelle c’è un fascio di muscoli e nervi allenato a tenere duro, ma la pelle è così sensibile che basta uno sguardo, una nota, una voce o un sogno ad allentarli. Non ci sono confini a ciò che possiamo permetterci emotivamente, contrariamente ai limiti che la realtà materiale c’impone. E la mia pelle sente, registra e reagisce.

Nonostante l’autocontrollo che dalla nascita ci hanno insegnato a esercitare, ho assistito impotente alle reazioni del mio corpo senza che la ragione facesse in tempo a dire la sua. Reazioni giuste o sbagliate, non per chi era lì a osservare, ma per le conseguenze che ho sempre pagato in prima persona. E, voglio dirlo, i conti più salati sono stati pagati fino all’ultimo centesimo, non ho debiti emotivi. Magari potessi avere la stessa situazione sul mio conto in banca.

Tutte le persone che in qualche modo hanno fatto parte della mia vita non hanno più alcun credito nei miei confronti. Ho dato sempre più di quanto avrei dovuto, per sensi di colpa, per bisogno di approvazione o per la sindrome della gheisha, senza mai chiedere niente di più di quello che mi si voleva dare. Non è che in questo sia molto cambiata, non mi piace e non m’interessa chiedere, però i nervi e i muscoli m’impediscono di dare quello che potrei e vorrei a chi non è capace di accarezzarmi. E, incredibile ma vero, le carezze le ricevo sempre da chi meno me le aspetto.

P.S. Posto il video di questo pezzo che la radio ha trasmesso oggi, mentre ero in macchina. Dinanzi a me nuvole nere si addensavano sulla strada gettando strane ombre sulla campagna intorno.  Se avessi avuto un’altra auto, forse, avrei proseguito per chissà dove. Quando ho sentito le note di Wish You Were Here mi è tornata in mente una persona. Qualcuno che non vedo da almeno 5 anni, l’unico uomo della mia vita che non è mai tornato indietro. Lui mi ha accarezzato davvero e poi se ne è andato dandomi un sonoro ceffone. Non lo meritavo, lui lo sapeva, ma non ha saputo fare altrimenti. Credo di avergli regalato una nuova vita, lo spero almeno. Non ho rimpianti, né rimorsi. Spero stia bene e credo pensi spesso a me, probabilmente più di quanto non faccia io.

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Uomini e cani

24 giugno 2009 @ 19:44 by VicKy

N.d.A. Tutti i personaggi citati sono esistenti, ma le descrizioni sono una soggettiva dell’autore che si è preso la libertà di non rispettare cronologie e tempi, usando la propria fantasia per raccontare un’impressione che non sarebbe stata differente se circostanziata in date e/o luoghi precisi.

If a Man AnswersNel 1962 Hollywood produsse la commedia If a Man Answers (tradotta come al solito pessimamente in italiano, con il titolo di Una sposa per due), la cui storia ruotava intorno alla presunta somiglianza tra uomini e cani.
La trama:
Chantel (Sandra Dee), preoccupata per un possibile fallimento del suo matrimonio con il fotografo di modelle Eugene (Bobby Darin), chiede aiuto alla madre. Prontamente, la mamma le dà un manuale che risolverà tutti i suoi problemi coniugali. Il titolo del libro è How to train dogs (Come addestrare i cani)…
Chantel, dapprima scandalizzata, si rifiuta di trattare il marito come un cucciolo al quale insegnare come comportarsi, ma poi si accorge che mettendo in pratica i suggerimenti del libro il suo matrimonio comincia a funzionare, e inizia l’addestramento!

La commedia, concepita e scritta come solo gli americani sanno fare, provava a suggerire in modo divertente la soluzione definitiva all’incomunicabilità tra uomini e donne.
Sono passati 47 anni da quel film e la comunicazione tra i due sessi ha scoperto strade diverse. Il cane, però, si è ritagliato uno spazio da protagonista nelle vite di uomini e donne del secondo millennio.

Essendo donna, nonché amante di questi meravigliosi animali, e avendo rinunciato alla loro compagnia per scarsità di tempo e per non trasformarmi in una ‘carampana’ che adotta un cane al posto di un figlio, ho osservato a lungo le ‘coppie’ di uomini e cani che affollano il mio quartiere. Questo è ciò che ho dedotto.

Uomini sposati
Per molti di loro, il cane sembra essere il Corollario del TeoremaFamiglia’.
Il teorema recita più o meno così:
1. quando sei arrivato a una certa età bisogna che la smetti di volere ogni donna che puoi o non puoi avere e ne scegli una
2. con lei compri casa e l’arredi
3. dopo un certo numero di anni, per amore, ma molto più spesso perché vuoi salvare un rapporto già morto, fai uno o due figli
4. compri la station-vagon con la scusa della famiglia numerosa e ingombrante
5. prendi un cane, con la scusa che è per i bambini…
(n.b. il cane viene quasi sempre dopo la station-vagon)

I bambini, però, perdono interesse quando il cane deve mangiare o essere portato fuori e, soprattutto, quando non è più cucciolo. La moglie deve occuparsi della casa, del lavoro e dei figli, quindi il cane viene automaticamente delegato a chi, tornato a casa dal lavoro, potrebbe rivelarsi una presenza abbastanza superflua.

Così li vedi, a passeggio per strada, uomini e cani che spesso non si assomigliano per niente. Il cane porta fuori il padrone, contagiato anche lui dalla malinconia dell’uomo con il guinzaglio.

Eppure, dopo l’iniziale accettazione del ruolo passivo, l’uomo reagisce e scopre che l’uscita obbligata del suo miglior amico è una magnifica occasione per:
a. rimorchiare senza pudore
b. parlare al cellulare con l’amante
c. ottenere dal cane l’affetto e le soddisfazioni che la vita gli ha negato
(chissà perchè quando uno è infelice pensa sempre che sia colpa della vita… quest’entità astratta responsabile delle proprie sfighe… mai una volta che uno provi a cambiarla la propria vita! ).

Caso #1
Uomo sui 40 portati bene, abita nel palazzo accanto al mio e tutte le sere esce con un cane indefinito e improbabile (uno di quelli piccoli, a metà strada tra un volpino e uno yorkshire con la faccia da cocker). Il padrone, è uno alto, col naso lungo, un belloccio abbronzato che cammina un po’ curvo. Potrebbe fare il personal trainer come il cassiere di banca, ma credo faccia il veterinario… mai uomo fu più lontano dagli animali di lui. Se lo incontri con la moglie (una ‘strappona’ ossigenata) e il figlio, non ti degna di uno sguardo, marito e padre convinto. Quando esce con il volpshire, però, si trasforma in Mr. Hide. Se incroci il suo sguardo, rischi di restare nuda in mezzo alla strada a meno che non sia impegnato in conversazioni galanti al cellulare. Allora lo vedi fare sorrisi furbi che il volpshire in confronto sembra un ebete! Trascina con sé il piccolo ‘mocio’, come farebbe un gigolò che porta a spasso il cane di una matura cliente… Tra lui e il suo cane c’è una distanza  infinita, solo apparentemente misurata dalla lunghezza del guinzaglio.

Caso#2
Uomo di mezza età (mezza più di là che di qua) con i baffoni e la coppola, esce di casa con il ‘cane lupo coi baffi’ appena può, per scappare dalla moglie. Lei è una signora antipatica con i capelli ricci a pagoda (?!) che ha un’infilata di cani bianchi piccoli, ricci e inutili. Il lupo e i canetti, non possono stare insieme, proprio come i rispettivi coniugi, e ancora non ho capito come facciano a convivere sotto lo stesso tetto… Lui quando esce con il cane lupo è simpatico, saluta e sorride, quando invece porta fuori i canetti ha sempre l’aria rassegnata e contrita come di chi vuole chiedere scusa per qualcosa. In effetti, c’è da chiedere scusa per quei cagnolini che sembrano predestinati alla fine degli yorkshire di Un pesce di nome Wanda… Ancor più, c’è da chiedere scusa per la moglie che lo ha costretto a foderare la punto azzurra con plastica trasparente per proteggere la tappezzeria dalla bava. Sospetto sia lei quella che sbava di più…
Continua…

Martian Chronicles

Intenzioni

19 giugno 2009 @ 16:15 by VicKy

Ti ho sentito intenzionato, ieri.
Come se avessi messo da parte ogni cosa per dedicarti esclusivamente a me.
Così è stato.
Nel tono della voce, più che nelle parole, ho sentito una spensieratezza rara, per te.
Mi hai sorpreso, che bello!
Ti fidi di me, hai detto. Mi rendi felice a volte, sai? E stanotte ti ho sognato.
Il volto non era il tuo, ma eri tu.
Ovunque, vicini, abbracciati, ci baciavamo, soli fra gente che non vedeva.

Resta, al risveglio, la sensazione di un contatto fisico profondo, intimo.
L’impressione di essere ancora rannicchiata tra le tue spalle…
Che strana cosa, l’invisibile presenza di un rapporto che non ha cardini, né presupposti.
Nessuna aspettativa, né progettualità, nemmeno l’idea di renderlo diverso da quello che è.
Una rara occasione per ’sentirsi’ e capire qualcosa in più di noi stessi,
senza lasciarsi distrarre dalle implicazioni materiali di un rapporto.
Cammino per la mia strada, lontano da te
vicina a qualcun altro, a volte anche migliore di te.
E conservo dentro di me l’immagine di tante bolle di sapone.
Le vedi trasparenti, ma assumono i riflessi della luce,
le insegui con gli occhi come fossi bambino.
Ti bagni le dita con acqua e sapone
e ti resta addosso profumo di pulito,
e ti resta dentro la leggerezza di un gioco.
Sussurri, e soffio per farne di nuove,
le mani bagnate prima di ricominciare.
Bolle di sapone, attimi con te.

Tales , ,