Volevo essere come Kathryn

8 marzo 2010 @ 20:31 by VicKy

Kathryn BigelowQuando l’ho vista arrivare sul Red Carpet, stanotte, ho pensato che volevo essere come Kathryn Bigelow. Non come Jennifer Lopez o come la splendida Kate Winslet, ma come la regista di Point Break, di Strange Days e dello splendido Il buio si avvicina, horror sui vampiri mai distribuito in Italia, ma passato in Tv sempre dopo l’una di notte. Era bellissima, 59 anni il 27 novembre portati da favola. Elegante, altissima, con un vestito splendido e dei capelli lunghi da ragazzina. Seduto dietro di lei, il plurimiliardario ex-marito James Cameron in lizza per il kolossal in 3D Avatar.  9 nomination per lui e 9 nomination per The Hurt Locker, il film dell’ex-moglie. Lei si è portata a casa 6 Oscar, tra cui i più importanti:  Miglior Film, Regia, Sceneggiatura Originale. Prima donna ad aggiudicarsi il premio come miglior regista.

Il suo film, quello che ha vinto, non l’ho visto. C’è chi ne ha parlato molto bene già dalla sua presentazione a Venezia nel 2008, ma per il tema, la guerra in Iraq, non ha riscosso grande successo di pubblico. C’è chi dice che la macchina di Hollywood ha premiato una regista a favore dell’intervento americano in Iraq, mentre gli avatar di Cameron sono troppo “ecologisti” e critici nei confronti dell’arroganza colonizzatrice della razza umana. Molti sono rimasti perplessi dinanzi alla stra-vittoria di un film che non ha guadagnato nulla rispetto al campione d’incassi dell’anno (Avatar ha incassato 2 miliardi e mezzo di dollari dalla sua uscita, è il film che ha guadagnato di più nella storia del cinema).

KathrynBigelow_VeneziaAndrò a vedere entrambi e, probabilmente, amerò Avatar visto che sono un’appassionata di fantascienza. Magari The Hurt Locker non mi farà impazzire, però questa regista mi piace e non perché ‘gira come un uomo’, come dicono e scrivono di lei, ma perché mi sembra una donna determinata e capace. Mi piace il suo stile di regia e il suo stile di donna. Ho amato Strange Days e Point Break e la sua vittoria nel giorno dedicato alle donne mi è sembrata un buon auspicio.

P. s. Chissà cosa avrà pensato Cameron, accanto alla moglie Suzy Amis, 11 anni meno della Bigelow, che sembrava sua nonna! Oddio, magari la guarda con gli occhialini 3D e vede il suo Avatar :D

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Sogno o son desta?

25 febbraio 2010 @ 16:48 by VicKy

Shall We DanceMartedì notte ho sognato che per un’emergenza avrei dovuto sostituire una ballerina in un concorso di danza. Preoccupata, facevo notare la mia incapacità, ma un uomo che avrebbe dovuto essere il mio partner nella gara, e che era il maestro di ballo, mi prendeva tra le braccia e iniziava a farmi volteggiare. Mi diceva che mi avrebbe insegnato in un pomeriggio, perché ero abbastanza portata (?!) per imparare in fretta. In effetti, ballando con lui capivo che avrei potuto farcela…

I sogni non son desideri, come cantava Cenerentola, ma a volte ti fanno svegliare con una consapevolezza in più e con l’idea di riuscire a fare qualcosa che ritenevi impossibile.

P.s. E no, non mi iscriverò a un corso di danza, no
:)

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Vite di striscio

22 febbraio 2010 @ 15:26 by VicKy

Vite di striscio mi passano accanto, entrano nella mente a interrompere i pensieri.
Note tristi e melanconiche che alterano l’armonia del pensiero, scritta e riscritta più volte per ottenere una melodia piacevole da suonare e ascoltare. Sono vite che sfiorano la realizzazione o che le camminano accanto, su strade parallele che non si incontreranno mai. Sogni infranti, i cui frammenti sono stati incollati migliaia di volte come vasi preziosi usurati dal tempo. E in quei frammenti rivedo traguardi che non mi appartenevano ma per i quali ho corso a lungo, sfibrando i muscoli, perdendo il fiato. Ritrovo immagini antiche che avevano il loro fascino, ma in cui i volti erano quelli sbagliati. E mi chiedo quanto anche la mia non possa essere un’esistenza di striscio.

A volte sento la pienezza di alcune sensazioni e ho la certezza di una vita vissuta senza mai dare nulla per scontato, in cui ho prima cercato di capire e poi cercato di ritrovare il sentire. E se con la ragione era facile costruire alibi e inventare scuse, con la pancia c’è poco da ‘filosofare’.  Osservo vite confuse che cercano linfa vitale in sottili distrazioni e penso che da quelle vite sono nati figli meravigliosi, quasi per caso. E penso, poi, che meravigliosi sono i bambini perché germogliano pure in mezzo alla gramigna, anche se dovranno trovare terreni irrigati in cui prosperare per evitare di inaridirsi con il tempo.

E torno a osservare atleti diventati agenti immobiliari, che corrono la domenica mattina sognando traguardi irraggiungibili; aspiranti musicisti tamburellare con invisibili bacchette su scrivanie d’ufficio; sognatori romantici che vivono dentro a un cassetto; e tutti, o quasi, non riescono a godersi il presente persi nella nostalgia e nella speranza, nel migliore dei casi, nei rimpianti e nelle aspettative, nel peggiore.

Io, il presente ho imparato ad apprezzarlo molto tempo fa, ventanni per la precisione. E questo non mi ha impedito di conservare memoria del passato, né di fare progetti per il futuro. Di progetti ne ho sempre avuti tanti e alcuni li ho anche realizzati, altri sono in fase di costruzione, ma il progetto più importante è sempre in divenire.

E’ quello più ambizioso, lo so, quello per cui ho sempre lottato e per il quale mi sono scoraggiata fino quasi a morirne. Eppure, a lui non rinuncio anche quando sono costretta a buttare giù quello che ho costruito e a ricominciare daccapo.
Quel progetto sono io. Per non correre il rischio di vivere una vita di striscio, per non sprecare energia e vitalità rincorrendo i sogni degli altri, per non confondersi in funzione delle aspettative altrui, per non annullarsi dinanzi a prospettive di vite da cartolina, ecco, per questo io resisto. E lo dico e lo ribadisco, non è tanto il dolore – al quale ci si abitua – a fare male,  ma la solitudine interiore che ogni tanto t’illudi di mettere a tacere, condividendo pensieri, sensazioni e sciocche quotidianità con chi pensi t’amerà e amerai per sempre.

Stamattina, venendo il ufficio, la radio trasmetteva questo brano, parte della colonna sonora di una deliziosa commedia con Susan Sarandon e Richard Gere, Shall We Dance?, interpretato da Peter Gabriel anche nel suo ultimo disco di cover. E ho fatto fatica a trattenere le lacrime, come ogni volta che vedo questa scena. Perché quando ami davvero una persona non la cambieresti per nulla al mondo e dopo anni puoi sempre amarla come la prima volta. E perché la vita non è una cartolina né un film, ma se lo si vuole veramente si può vivere una vita piena e non una vita di striscio.

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