14.02.2010

17 marzo 2015 @ 00:22 by nemoravi

Alle volte un lampo di luce illumina i tuoi occhi che brillano più del solito.
Ed è allora che scorgo quel folletto, oggi trasformato in guerriero,
che mi fa ridere e mi restituisce la memoria di sensazioni svanite insieme all’infanzia.

Ci sono uomini, artisti, che lasciano sopravvivere quel folletto su un palco.
E li vedi, li riconosci. Non hanno più 60 anni quando imbracciano la chitarra,
la loro voce riempie gli stadi, i cuori, le pance.

Ti vedo così.
Cantare e danzare,
saltellare come il coniglietto gioioso di un film di Walt Disney.
Ti vedo così.
Profilo di uomo,
che ama appassionatamente lasciando fluire le emozioni.
Ti vedo e ti sento.
Ti godo e non perdo un minuto senza viverti,
anche quando è difficile.

Ti respiro e ti annuso,
ti sento nell’aria.
Ti penso quando non ci sei
rido e ricordo i momenti più belli.
Riassaporo il gusto dei baci
e ne sogno di nuovi
inaspettati,
più intensi e più appassionati degli ultimi.
Sai rendermi felice nella semplicità di giornate trascorse tra un thé e una passeggiata,
tra un film e un libro, in cucina e sul divano, tra le lenzuola a inventare benessere.
E, poiché non voglio scoprire di essere stata felice e di non essermene accorta, te lo dico oggi che sono felice. In questo giorno dedicato a cuori di pezza e cioccolatini con la nocciola, giorno in cui chi si ama festeggia, ma se ne dimentica al primo dissapore.

Te lo dico perché non possa mai dimenticarlo che oggi, a distanza di 9 mesi da quando ti frequento, sono felice.

p.s. Questo l’ho scritto l’8 febbraio, dopo un we trascorso felicemente, forse troppo felicemente, viste le due settimane che sono seguite… :) E non si tratta di vivere il presente, ma di sapere che se si può essere felici una volta, lo si può essere sempre. La differrenza la facciamo noi.

Daily Report

Febbraio

17 marzo 2015 @ 00:22 by nemoravi

Non che gennaio sia stato migliore, ma un febbraio così brutto non lo ricordavo da anni. Forse, come mi faceva riflettere qualcuno incontrato in ascensore, non è l’inizio dell’anno a essere pesante, ma è quello che ci portiamo appresso dal 2010.
In effetti, nonostante la resistenza a delusioni, malumori, incazzature, malattie e deficit economico, il peso dell’anno passato non l’ho smaltito, anzi, l’ho riversato pari, pari sulla bilancia del 2011 che subito è caracollata da una parte. E non ho contrappesi per riportarla in equilibrio. Ho un magma dentro di me che se non esplode rischia di soffocarmi. Credo di aver bisogno

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dei Ghostbuster che incrocino i flussi…

Daily Report

SoS…

17 marzo 2015 @ 00:22 by nemoravi

Succedono cose strane, difficile metterle in ordine e trarre delle conclusioni. Ci provo. Da sempre ho cercato di leggere per capire il perché delle dinamiche della mente. Refrattaria alle teorie dei vari Freud, Jung e discepoli, un giorno di tanti anni fa, quando ero un adolescente, un uomo mi diede delle risposte diverse alle domande che mi ponevo. Gli chiesi dove aveva preso quelle risposte e lui mi diede un libro. Troppo difficile per la mia età, lo lessi senza capire, ma dentro qualcosa si mosse… Fu l’inizio inconsapevole di una ricerca che mi ha cambiato la vita. Un lungo percorso che mi ha regalato uno sguardo nuovo sulle cose e che non mi hai mai permesso di adagiarmi sui comodi cuscini dei luoghi comuni e delle facili verità.

Non ho mai dormito troppo… dormire mi è sempre sembrato uno spreco di tempo, soprattutto quando c’erano libri da leggere, film da guardare o uomini da accarezzare.

Quanto e quali sacrifici abbia comportato la mia ricerca non credo di saperlo raccontare, forse basterebbe dire che non ho mai potuto chiudere a lungo gli

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occhi sulla realtà per abbandonarmi ai sogni e alle illusioni che tutti facciamo. Non che non abbia sognato e non mi sia illusa, anzi, ma le cose che imparavo mi cambiavano talmente tanto dentro da non permettermi di crederci per molto tempo.

Sono cresciuta da sola, levandomi il sangue e rimettendone di nuovo, camminando per anni con le spalle curve sotto il peso di fallimenti che non erano miei, ma che solo io avrei potuto trasformare in realizzazioni.

La responsabilità di sé stessi è una delle più dure da sopportare, non c’è margine d’errore perché gli sbagli significano occasioni e tempo perso, perché si rischia di morire, così, senza neppure avere il tempo di dire ah.

Ho accanto a me due amici speciali. La prima
Il secondo

Da poco tempo poi, ho incontrato un uomo che mi ama, anzi che sta provando ad amarmi. Lo fa semplicemente, seguendo quello che sente senza nascondersi dietro comportamenti compiacenti, ma lasciandomi vedere chi è e come è. Io lo vedo e, dopo il panico iniziale, sto cercando di seguire

Daily Report

Nonna

17 marzo 2015 @ 00:22 by nemoravi

Se la vita ha preso questa piega avrei forse potuto stirarla meglio.
Mia nonna mi aveva insegnato a stirare le camicie, ma la vita non sapeva come trattarla.
Forse perché era troppo bella, diceva qualcuno, forse perché era pazza, diceva la sua famiglia.
Probabilmente perché aveva un grande vuoto dentro, dico io.
Il tutto però si spiegava con una sola parola: amore. L’amore mancato dei genitori, nobili anaffettivi che mettevano al mondo ‘figli come conigli’; l’amore invidioso di sorelle e fratelli; quello idealizzato per il professore non all’altezza del suo lignaggio;

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l’amore formale nel matrimonio combinato; l’amore viscerale per i figli, che le imponeva sacrifici e rinunce ma non le impediva di farli sentire in colpa. A suo modo, amava molto anche me. A detta dei più, sono quella che ha maggiormente giovato del suo affetto disinteressato. Ma se ripenso a quell’inquietudine nascosta fra le pieghe di ogni suo vestito, ai camuffammenti che usava per pedinare il fidanzato sposato – aveva divorziato prima ancora che una legge sul divorzio venisse pensata – alla dolcezza e all’affetto che mi mostrava portandosi inconsapevolmente appresso la violenza di una vita anaffettiva, di amore ce n’era ben poco. Ora lo so.

Di lei ho solo bei ricordi. Mi faceva divertire, mi coccolava e m’insegnava… enigmistica e poker li devo senz’altro alla sua maestria! E poi c’era la maglia, l’uncinetto, la cucina, lo stile, i vestiti… non era una nonna convenzionale, era una nonna ‘beat’. Con la sua A112 abarth, i pantaloni all’ultima moda, la cura di ogni dettaglio, non passava mai inosservata. Mi faceva ridere, mi proteggeva e mi rassicurava a suo modo, pur non risparmiando critiche.

Riconosco quel dolore interiore che ti svuota fino a lasciare un mucchio di stracci inanimati in una pozza di lacrime. Capisco l’impossibilità di vedere la realtà senza trasformarla in una somma di abbandoni violenti.

Addams Family, Daily Report

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