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L’aria di Roma

Il mercato di Campo de’ FioriUna delle emozioni più belle per chi viaggia in moto è quella di assaporare gli odori in maniera diretta e senza filtri, diversamente da quanto accade attraverso i finestrini di un’auto. Chi va in moto a Roma, però, sa anche che la maggior parte di questi odori è un concentrato di smog e gas di scarico, purtroppo. Capita però, che in certi periodi dell’anno, quando la città si svuota, la temperatura si fa estiva e il vento fresco di ponente attenua l’umidità, si riescano a percepire una serie di aromi e profumi che rendono Roma inconfondibile anche dal punto di vista olfattivo.

Così come l’odore di salsedine colpisce le narici di chi arriva in una città di mare, anche Roma produce e contiene odori inconfondibili che s’imprimono nella memoria di chi ci vive e di chi la viene solo a visitare. Dall’odore “di porto” che si respira a Ponte Milvio, frutto della commistione dell’aria di fiume e degli aromi delle bancarelle, ai profumi di Campo de’ Fiori, che la mattina sa di frutta, pesce e pane caldo, mentre la sera odora di birra, vino e risate; dall’odore della stazione Termini, che sa di sudore, valigie, arrivi e partenze, fino al profumo dei fiori e delle essenze che si diffondono nei dintorni di villa Ada, di villa Borghese o di villa Pamphili.Le bancarelle dell’isola Tiberina Ma capita anche che, percorrendo la tangenziale est in un’orario di traffico scorrevole, si passi sul ponte che scavalca la via Flaminia e si senta nell’aria un buonissimo odore di carne alla brace proveniente da una nota steakhouse della zona. Ogni volta l’aroma è diverso: quando c’è traffico, mischiandosi agli scarichi delle auto, sembra l’odore di una fabbrica infernale che fa pensare alla sinistra cantina del barbiere di Fleet Street; quando invece, come in questi giorni, le macchine sono poche, il profumo della carne si mescola con quello dei fiori e degli alberi e sembra promettere ogni sera una storia diversa.

Si sente nell’aria il pigro sapore d’estate, come se anche la città chiedesse ai suoi abitanti di rallentare e godere con gli occhi e con l’olfatto quello che le strade hanno da offrire. E allora, scendendo lungo le rive del Tevere, che biondo ormai non è più da tempo, nei pressi dell’isola Tiberina, tra odori d’incenso, kebab e narghilè, si riesce a percepire nell’aria “l’odore di Roma“, una città che ultimamente ho desiderato di abbandonare, ma che ogni volta riesce a conquistarmi e a farmi dimenticare disagi, contraddizioni e problemi quotidiani.

E allora m’innamoro come se fosse la prima volta e penso che, dovunque trascorrerò il resto della mia vita, sarà sempre qui che ritornerò.

  1. 7 Agosto 2008 a 0:27 | #1

    La conosco Clà, la conosco… 🙂

  2. 7 Agosto 2008 a 0:02 | #2

    “Roma la città eterna non scende a patti, la Roma dei coatti le comitive sui muretti, le borgate, la
    periferia, i palazzi, la Roma degli sguardi che finiscono in scazzi. Nei cortili qualcuno sta vendendo,
    qualcuno sta comprando, una sirena e stanno già scappando, via di qui tocca dasse al più presto,
    più presto per lasciare un segno in mezzo a tutto questo. La Roma dei romani de Roma, de chi la
    vede pe la prima e ce se innamora, la Roma bene acchittata che pe’ acchittasse paga, le sale-giochi la mattina coi pischelli che hanno fatto sega. Il Fronte, i fasci, il Forte, gli autonomi, le
    situazioni brutte di notte, Stazione Termini, il bionno tevere, il cielo sopra Roma che non smette mai
    de vivere”.

    Mi sa che non la conosci, per te potrebbe non essere importante, ma l’hanno scritta tanti, tanti anni fa Danno e Masito del Colle Der Fomento.
    Come si fa a 42 anni a citare un gruppo simile e un pezzo del genere? La consapevolezza che la mia adolescenza, come la loro, è stata spesa in situazioni affatto adatte alla nostra età. Io sono pulito e incensurato, anche loro, e penso che la musica, per quanto diversa, ci abbia salvato dall’andare troppo in là, dal non fare la fine di nostri amici che ci hanno lasciato o che continuano a vivere ma al gabbio.
    Boh, mi sa che non c’entra un czz col tuo post, ma questo mi è andato di scriverti.
    Terza Centenara, prossimo al letto.

  3. 16 Luglio 2008 a 17:06 | #3

    Che dire? Siamo totalmente d’accordo sulle città americane, San Francisco e New York. Quest’ultima poi, è stata ed è ancora oggi la città in cui mi rifugio mentalmente quando mi sento soffocare…

    Quelle che mi mancano, a parte Monaco a cui sinceramente non ho mai pensato, sono Milano e Torino. La prima in cui sarei andata a vivere solo in cambio di un signor stipendio, la seconda non la conosco, ma mi capirai: se fossi nato a Roma, gli unici posti che prenderesti in considerazione non sarebbero città fredde e piovose! 🙂

    Diciamo che ci sarebbero anche la Spagna e il Portogallo, Barcellona e Lisbona sono meravigliose per clima e atmosfera. Lisbona poi, è proprio una città in cui si respira aria di poeti e scrittori, per me una vera ispirazione!

  4. 16 Luglio 2008 a 12:05 | #4

    Beh, mi viene in mente una cosa che ho scritto qui: http://www.piccoligrilletti.com/?p=330

    Ti capisco!
    R

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