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Non possiamo continuare a vederci così #1

Sulle (false) orme di Camilleri, pubblico qui una lettera parte di un epistolario amoroso rinvenuto in Sicilia. Trattasi di missiva scritta da una nobildonna dell’entroterra al suo amante, uomo dall’oscuro passato, per amore sulla via della redenzione (o quasi). La lettera, datata 18 luglio 1930, è arricchita da frasi in dialetto siciliano, alcune delle quali cancellate dall’autrice per pudore ed educazione, trattandosi di epoca in cui la sfrontatezza non faceva parte del corredo di una donna ‘perbene’, tantomeno se del Sud.

Amato mio beddu,
decisi di scriviri questi du’ righi l’autra notte, doppo essere trasuta dintra alla càmmara che poco prima mi avìa sintita sospirare tra le vrazza tua… Ti scrivo pirchì quando mi guardi nell’uocchi e mi ‘vasi io, amore mio, perdo ‘u lume della raggione.
Ma poi, quanno traso nella stanza vota per cercare di durmirici ‘nzemmula, prima che il sole mi riporti alla realtà, mi giro e mi rigiro, senza addurmisciri.
Mia gioia adorata, non so più come fari a tiniri bbona la mia famiglia che, oramai, capì che ‘n’omo trasì dintra alla me vita. Fortunamente, ancora niuno c’inzertò, ma sento che si stanno avvicinando e non so come fari a teniri ammucciato ancora ‘sto segreto dintra al mio cuore.

Non posso chiederti di fare di mia una donna onesta, pirchì tutto persi cu tia, anche l’onestà. E nessun rimpianto mi assale, gioia mia, pirchì tu omo d’onore e di panza sei. Il tuo passato, se da un lato male ti fici, dall’autro ti rese forte e coraggioso. Ma non possiamo più continuare a vidirici accussì. Donna di società sugno e i miei occhi non mentono più. Arrussico ogni vota ca mio padre mi talìa. Ho bisogno di addurmiscìri, anche se se m’arrefuto di tirarmi sparte ca mi fai sangue…

Lo sciauro tuo è dappirtutto e io ti prego di prendere una decisione vidiri e svidiri. Vieni da me alla scuratina, vasami tutta la notte, arricrìami che non dirò di no neanche alle cose più vastase, ma cerca di rrinèsciri ad addurmisciri cu mia che, forse, quanno vene iòrno niuno potrà fare voci. Temo lo scàtascio.
Ti bacio
Tua Carmela


P.S. Chiedo scusa a Camilleri e ai suoi fan (tra i quali ci sono anche io) se sono stati fatti errori nel riportare le espressioni dialettali mutuate dai suoi racconti. 😀

  1. 30 Luglio 2009 a 17:33 | #1

    Mi associo al coro dei fan: aspettiamo il seguito di questa avvincente storia d’ammore 😉

  2. 29 Luglio 2009 a 14:09 | #2

    @Pepper
    Abbi pazienza, perché il lavoro filologico sul testo è importante. Bisogna incrociare le fonti, le risposte di Lui che ‘Cammela conservò’, a volte bisogna anche incrociare i flussi 😉

    E mettici pure che, attraverso questa apparentemente tradizionale storia d’amore e di passione, i posteri riceveranno molte informazioni sugli usi, i costumi e il sentire dell’uomo e della donna mediterranei.

    Tu capisci che responsabilità mi pigghiai?! Attenta devo stare…

  3. 29 Luglio 2009 a 14:09 | #3

    @DdN
    Slash che suona il tema del Padrino è ‘superbello’, come direbbe Koralyn! (per l’estetica del superbello leggi qui)

  4. 29 Luglio 2009 a 13:46 | #4

    (Qui si aspetta… oltre a essere divertente questo idioletto che hai creato estraendolo dal siciliano, la storia intriga!)

  5. 29 Luglio 2009 a 13:39 | #5

    http://www.youtube.com/watch?v=SCplsXu1HRk

    Sei una brava Picciotta 🙂

  6. 29 Luglio 2009 a 12:14 | #6

    @pepper
    eheheh, sto ‘decifrando’ l’intera corrispondenza tra i due amanti. Non si escludono capitoli successivi 🙂

  7. 29 Luglio 2009 a 11:26 | #7

    Ma è beddissimu!
    Ancora!
    Ancora!

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