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Vite di striscio

Vite di striscio mi passano accanto, entrano nella mente a interrompere i pensieri.
Note tristi e melanconiche che alterano l’armonia del pensiero, scritta e riscritta più volte per ottenere una melodia piacevole da suonare e ascoltare. Sono vite che sfiorano la realizzazione o che le camminano accanto, su strade parallele che non si incontreranno mai. Sogni infranti, i cui frammenti sono stati incollati migliaia di volte come vasi preziosi usurati dal tempo. E in quei frammenti rivedo traguardi che non mi appartenevano ma per i quali ho corso a lungo, sfibrando i muscoli, perdendo il fiato. Ritrovo immagini antiche che avevano il loro fascino, ma in cui i volti erano quelli sbagliati. E mi chiedo quanto anche la mia non possa essere un’esistenza di striscio.

A volte sento la pienezza di alcune sensazioni e ho la certezza di una vita vissuta senza mai dare nulla per scontato, in cui ho prima cercato di capire e poi cercato di ritrovare il sentire. E se con la ragione era facile costruire alibi e inventare scuse, con la pancia c’è poco da ‘filosofare’.  Osservo vite confuse che cercano linfa vitale in sottili distrazioni e penso che da quelle vite sono nati figli meravigliosi, quasi per caso. E penso, poi, che meravigliosi sono i bambini perché germogliano pure in mezzo alla gramigna, anche se dovranno trovare terreni irrigati in cui prosperare per evitare di inaridirsi con il tempo.

E torno a osservare atleti diventati agenti immobiliari, che corrono la domenica mattina sognando traguardi irraggiungibili; aspiranti musicisti tamburellare con invisibili bacchette su scrivanie d’ufficio; sognatori romantici che vivono dentro a un cassetto; e tutti, o quasi, non riescono a godersi il presente persi nella nostalgia e nella speranza, nel migliore dei casi, nei rimpianti e nelle aspettative, nel peggiore.

Io, il presente ho imparato ad apprezzarlo molto tempo fa, ventanni per la precisione. E questo non mi ha impedito di conservare memoria del passato, né di fare progetti per il futuro. Di progetti ne ho sempre avuti tanti e alcuni li ho anche realizzati, altri sono in fase di costruzione, ma il progetto più importante è sempre in divenire.

E’ quello più ambizioso, lo so, quello per cui ho sempre lottato e per il quale mi sono scoraggiata fino quasi a morirne. Eppure, a lui non rinuncio anche quando sono costretta a buttare giù quello che ho costruito e a ricominciare daccapo.
Quel progetto sono io. Per non correre il rischio di vivere una vita di striscio, per non sprecare energia e vitalità rincorrendo i sogni degli altri, per non confondersi in funzione delle aspettative altrui, per non annullarsi dinanzi a prospettive di vite da cartolina, ecco, per questo io resisto. E lo dico e lo ribadisco, non è tanto il dolore – al quale ci si abitua – a fare male,  ma la solitudine interiore che ogni tanto t’illudi di mettere a tacere, condividendo pensieri, sensazioni e sciocche quotidianità con chi pensi t’amerà e amerai per sempre.

Stamattina, venendo il ufficio, la radio trasmetteva questo brano, parte della colonna sonora di una deliziosa commedia con Susan Sarandon e Richard Gere, Shall We Dance?, interpretato da Peter Gabriel anche nel suo ultimo disco di cover. E ho fatto fatica a trattenere le lacrime, come ogni volta che vedo questa scena. Perché quando ami davvero una persona non la cambieresti per nulla al mondo e dopo anni puoi sempre amarla come la prima volta. E perché la vita non è una cartolina né un film, ma se lo si vuole veramente si può vivere una vita piena e non una vita di striscio.

  1. 4 Marzo 2010 a 14:25 | #1

    Uhm, invece ci sto facendo un pensiero… di rimabere seduto a vita, dico.

  2. 24 Febbraio 2010 a 13:56 | #2

    @Peppermind
    Grazie Pepper per il ‘parteggio‘! Non credo che sia un vero e proprio comportamento di striscio e ci sta anche sedersi per riprendere fiato, sapessi quante volte mi sono seduta anche io, tutto sta nel non rimanere seduti a vita che, altrimenti, ci si perdono un sacco di bei posti! 🙂

  3. 24 Febbraio 2010 a 11:30 | #3

    Qui si parteggia per te.
    Lo so, parteggiare è un comportamento “di striscio”, ma io mi sono seduto da mo’.

  4. 22 Febbraio 2010 a 20:37 | #4

    @klauaus
    Chissà quante volte sono stata sulla Luna anch’io senza accorgermene… soffrivo come se fossi sulla Terra e invece ero a gravità 0! Ora, se non altro, sono nella realtà e cerco di non vivere di striscio, anche se a volte sarebbe più comodo e meno doloroso.

    PG lo amo! Ti invito a non perdere il link che ho messo su Twitter, mi ringrazierai!

  5. 22 Febbraio 2010 a 19:19 | #5

    Guardando la terra dalla luna ho la sensazione di quanto la nostra vita sia piccola e breve. Poi torno sulla terra e tendo a dimenticare quel pensiero.
    La vita torna lunga e gigantesca e a volte fa paura persino viverla.
    Ma non c’è dubbio che con tutta la fifa del mondo vale la pena viverla in tutta la sua pienezza.

    Poi come fai a non amare la voce di Pietro Gabriele! 🙂

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