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Morire ad agosto

4 Agosto 2011 Nessun commento

Morire ad agosto in città non fa notizia. Tutti quelli che restano in città ad agosto muoiono un po’. Diverso è se ci trova al mare o in montagna, lì l’evento farebbe scalpore – poveretto, neanche la vacanza si è potuto godere – animerebbe le serate al posto del teatrino da villaggio vacanze o dell’impepata di cozze. No, all’impepata di cozze non ci rinuncerebbero neanche in caso di morte, a meno che non si trattasse di parente stretto e, comunque, al massimo per due giorni.

Ho visto un carro funebre sulla tangenziale stamattina. Pensavo allo sgomento dei parenti rimasti in città, provati dal caldo e dal dolore; oppure dal fastidio perché costretti a rientrare dalle ferie o, peggio, a rinunciarci; o ancora dal senso di liberazione per sé e per il caro estinto, magari afflitti entrambi da lunga e inutile degenza.

Siamo strani noi occidentali, ma la stranezza la sappiamo nascondere bene, eccetto in caso di morte. Non riusciamo proprio a rapportarci con la separazione definitiva, con il ‘per sempre’ che non sia un sì davanti a un altare.

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