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Gioie

17 gennaio 2013 @ 12:12 by nemoravi

gioie che non avrò mai,
gioie che mi sfuggono tra le dita
mentre le guardo muovere piccoli passi.
gioie che sfiorano il cuore
tenendosi a distanza per non provocarne i battiti.
gioie che agogno, ma non so godere
non so più perché.
A volte ho paura dell’ombra nera che offusca i pensieri
e me ne vergogno
ma ancor più mi vergogno dei pensieri bui
che mi paralizzano.
E non so se è colpa mia.
Oh quanto avrei voluto essere un poeta,
per annegare il dolore in versi
per far dell’arte un’alibi
e lasciar di me qualcosa che regali gioie
le gioie che non avrò mai.

a Sylvia Plath

Sylvia Plath
Sylvia Plath

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  1. Claudio dei Norma
    22 gennaio 2013 @ 17:17 | #1

    Bentornata.
    Volevo scrivere qualcosa riguardo la Plath ma mentre lo facevo mi sono reso conto che era solo l’ennesima “Suicidata Della Società”, per dirla alla Artaud. E la tristezza ha vinto.
    La gioia è nemica dell’uniformità quindi il poeta è un rivoluzionario e va soppresso. Meglio ancora se lo fa con le proprie mani.
    Le tue parole sono sincere e profonde, sono lieto che tu non riesca a far dell’arte un alibi.
    Un abbraccio da Barberini

  2. 23 gennaio 2013 @ 11:50 | #2

    La vicenda di Sylvia mi ha colpito molto e, dopo aver visto un film a lei dedicato, ho cercato di approfondire la sua storia. Mi mancano tanti elementi, soprattutto la lettura della sua opera e quella del marito. A naso, mi colpisce che anche Assia, l’amante per cui Ted Hughes lasciò Sylvia, si sia suicidata insieme alla figlia avuta da Ted, a distanza di 6 anni dal suicidio della Plath. Diciamo che gli eventi non depongono a favore di quest’uomo e fanno immaginare una capacità d’annullamento non indifferente. Una storia dura di depressione, ma anche di poesia e letteratura. Grazie per il commento e per avermi letta. Ricambio l’abbraccio :)

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