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E’ più di un mese ormai

16 Giugno 2010 10 commenti

rosa… che non scrivo. Ne ho pensati tanti di post: dalle sale d’attesa delle cliniche che cambiano a seconda della zona in cui si trovano, alle considerazioni sui rapporti e sull’amore; dalle rivendicazioni personali a quelle sociali; dallo sconforto per un paese che fa tristezza a quello per un lavoro sempre precario; dalla vita che va vissuta giorno per giorno perché non sai mai quando finisce, alla vita vissuta giorno per giorno perché non sai mai quando finisce! La vita, quindi, ha preso il sopravvento e sono successe tante cose senza che ne lasciassi traccia. La traccia la lascio per me, sia beninteso, e scrivo perché mi piace e per ricordare. Quindi, se dovessi fare una sintesi di questo mese:

1. ho ‘regalato’ circa 1000 euro alla sanità convenzionata;
2. la pressione è regolare
3. ma i trigliceridi fanno dei ‘rave’ nel mio fegato
4. anche l’utero me le manda a dire…
5. non ho ancora pagato 2 multe vecchie… o 3?
6. ma ho pagato il garage, anche se ci vuole fegato a chiamarlo tale (ma ‘sto periodo c’ho un fegato…)
7. la caldaia è andata e non torna più, ma qualche volta rilascia acqua calda nei termosifoni in memoria dei vecchi tempi e nonostante i 30° (e più) di Roma
8. ho cominciato a parlare seriamente di ristrutturazione di casa
9. altrettanto seriamente so che non avrò mai i soldi necessari se non chiedo un prestito
10. passerò il resto della mia vita a lavorare per pagare rate, forse sarò assunta il giorno in cui andrò in pensione (e già sarebbe un privilegio), non avrò una pensione di cui vivere
11. il mio ‘ammore’ prosegue nel migliore dei modi, tra rose, profumi, diete e Fnac e a breve sarà passato un anno!
12. la mia analisi, invece, si è interrotta
13. si avvicinano le ferie e la fine del contratto. Nè per le une, né per l’altro mi è consentito fare progetti.
14. sogni: risolvere tutti i problemi di salute; andare al mare per il mio compleanno; riuscire a passare una serata con i miei amici in modo spensierato; fare una piccola vacanza con il mio ‘ammore’ in una città che non conosco; cominciare a ristrutturare casa

15. Va tutto bene.

The Pretender

19 Gennaio 2010 5 commenti

Camminava sola lungo interminabili viali assolati attorniata da edifici storici, splendide facciate e silenzio. Intorno a lei la vita si svolgeva pigramente, i commercianti, gli ambulanti e i turisti si muovevano senza fretta sotto un magnifico sole. Ma il suo cuore batteva troppo forte, sembrava volerle esplodere nel petto.

Solo chi l’avesse guardata negli occhi avrebbe, forse, percepito il male che la consumava. Occhi spalancati sul silenzio che urlavano aiuto, pur sapendo che nessuno al mondo avrebbe potuto salvarla. E dentro le vene bruciava l’eroina di mille siringhe anche se non aveva mai toccato un ago, perché la disperazione quando supera una certa soglia diventa dolore fisico. Persa nella sua meravigliosa città, fingendo di essere una persona serena, guardando gli archi e i vicoli, cercava di aggrapparsi alle cose da fare per non morire.

Il lavoro, che l’aveva portata via da tutta la morte che aveva colpito la sua famiglia, i colleghi, le cose che scriveva e poi lui. Non se lo spiegava come fosse successo, ma si era ritrovata in balia di un uomo violento che aveva cercato di aiutare. Lui, un disadattato sociale pieno di soldi e complessi e lei, che dei soldi non gliene era mai fregato niente. E poi piano, piano lui si era insinuato nella sua vita. Aspettando più di un mese perché lei accettasse di uscire con lui, usando tutto il repertorio di un tossicodipendente, dalla pena alle minacce, dalle lacrime al sarcasmo. E lei se n’era fatta carico, illudendosi di vincere la sua malattia.

Camminava senza meta, il corpo scosso e provato dai lividi, gli occhi aridi senza più lacrime.
Non sentiva alcun rumore perché nella testa le rimbombavano note che ancora non erano state scritte.

Fu solo anni più tardi che risentì la musica che le suonava in testa quel giorno.
Per caso, grazie a qualcuno che le dava gioia e che gliela fece ascoltare.
E quando lesse le parole capì che la musica, a volte, sa coniugare perfettamente il verbo Sentire.
E quando guardò il video capì di essere sopravvissuta.
E quando la rabbia si sciolse fu felice.

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